QUELLE BRUTTE CONSEGUENZE DELLA DECISIONE DELLA BANCA CENTRALE SVIZZERA (MUST READ)

21 gennaio Articoli

L’improvviso divorzio del franco dall’euro, che è stata la prima grande sconfitta di una banca centrale in questa era in cui gli istituti di emissione sono diventati i principali artefici della politica economica, avrà notevoli conseguenze sulle prospettive dell’economia elvetica. Per valutare il possibile impatto della decisione della Banca Nazionale Svizzera (BNS) di abbandonare la soglia minima di cambio di 1,20 rispetto all’euro, bisogna prima soffermarsi sulle distorsioni create nella  economia SVIZZERA da questi tre anni e mezzo di interventi sui mercati dei cambi per difendere questo limite.

La scelta della BNS era inevitabile. Nel solo mese di dicembre aveva dovuto stampare circa 25 miliardi di franchi per acquistare euro. Nei primi giorni di gennaio sono stati spesi altri 20 miliardi per intervenire sui mercati dei cambi per sostenere la moneta unica, che si stava e si sta visibilmente deprezzando anche nei confronti del dollaro americano.

In pratica la difesa della soglia minima di cambio diventava sempre più costosa anche alla luce del probabile ulteriore indebolimento dell’euro all’indomani dell’annuncio giovedì prossimo da parte della Banca centrale europea di un consistente programma di acquisti di obbligazioni statali e private (un Quantitative Easing all’europea) e soprattutto dopo l’annuncio domenica sera dei risultati delle elezioni greche, che in caso di vittoria di Syriza riaprirebbero la crisi dell’euro. La BNS ha già fatto molto, molto probabilmente troppo. Detiene infatti riserve in valute estere che raggiungono i 500 miliardi di franchi ed ha una somma di bilancio che ha raggiunto l’85% del PIL elvetico. Si tratta di una quantità enorme e ciò diventa chiaro, se si paragona questo rapporto con quello del Giappone e degli Stati Uniti. La somma di bilancio della Banca del Giappone, che continua a stampare moneta per far uscire il Paese del Sol Levante da una crisi pluriennale, raggiunge infatti il 60% del PIL nipponico; quello della Federal Reserve, che ha finito l’autunno scorso il suo programma di acquisti di obbligazioni, raggiunge il 26% del PIL americano.

La BNS ha condotto una politica monetaria più espansiva di quella seguita in questi Paesi e ha indicato che esiste un limite alla stampa di moneta, superato il quale si creano enormi distorsioni nell’economia e nel sistema finanziario di un Paese.

Queste distorsioni sono sotto gli occhi di tutti. Il bassissimo livello dei tassi di interesse hanno favorito un’attività frenetica nell’edilizia e un forte aumento dei prezzi nel settore immobiliare. Si può parlare di bolla che è destinata inevitabilmente a sgonfiarsi. Già i primi segnali sono evidenti: prezzi ed affitti degli immobili commerciali e per uffici stanno già calando in modo sensibile. Quelli del settore residenziale tengono ancora, ma sono destinati a calare per l’entrata sul mercato degli immobili attualmente in costruzione e a causa della riduzione dell’immigrazione di stranieri in Svizzera che diminuirà a causa del rallentamento dell’economia provocato dal rialzo del franco. Anche l’effervescenza dell’economia elvetica è in gran parte dovuta a questa politica monetaria. L’impennata del numero dei frontalieri e il forte afflusso di nuovi immigranti è dovuto anch’esso in parte alla crescita e al diffondersi di attività economiche che reggevano unicamente grazie all’artificiale “repressione” del tasso di cambio e dei tassi di interesse.

Dunque, la soddisfazione per l’ottimo stato di salute della nostra economia rischia di trasformarsi in un’inattesa delusione. Le conseguenze del rialzo del franco sono state dette e ripetute più volte negli scorsi giorni. Se come è probabile il franco scenderà al di sotto della parità con l’euro, ne risentiranno l’industria di esportazione, il settore turistico e le attività commerciali soprattutto nelle regioni di frontiera per il turismo degli acquisti. Ne segue evidentemente un forte rallentamento della crescita e un peggioramento della situazione sul mercato del lavoro. La situazione potrebbe diventare molto difficile, se la discesa dell’euro dovesse accentuarsi. In tal caso il nostro Paese sarebbe destinato a sperimentare un periodo abbastanza lungo di stagnazione economica e di deflazione (ossia di discesa dei prezzi) che ci renderebbe simile ai Paesi che ci circondano.

Vi è però un altro aspetto che è stato trascurato nei commenti degli scorsi giorni: le decine di miliardi di franchi stampati dalla BNS negli scorsi mesi sono ancora in circolazione e non sarà facile riassorbirli (infatti un loro riacquisto da parte della BNS farebbe impennare il franco). Questa enorme quantità di moneta continuerà ancora a lungo a distorcere i nostri equilibri economici e a deprimere i nostri tassi di interesse. Basti pensare che le obbligazioni della Confederazione offrono oggi tassi negativi (si deve pagare per avere l’onore di detenere titoli del nostro debito pubblico). In pratica, si aggira nel nostro Paese una marea di soldi in cerca di un punto di approdo, reso piu’ difficile dai tassi di interesse negativi imposti dalla BNS e dai tassi di interesse negative che già alcune banche pretendono per poter depositare sui loro conti un ammontare significativo di franchi. Questi miliardi continueranno a creare distorsioni nel nostro sistema finanziario e a rappresentare un grande pericolo per la nostra economia.

In conclusione, il divorzio dall’euro si rivelerà costoso, ma era inevitabile. Ora dobbiamo smaltire le conseguenze della politica di cambio degli ultimi anni, ma ci siamo affrancati da un’area economica in crisi e da una moneta unica che non è destinata a sopravvivere ancora a lungo.

OTTIMO ARTICOLO DI TOUR

Una risposta a “QUELLE BRUTTE CONSEGUENZE DELLA DECISIONE DELLA BANCA CENTRALE SVIZZERA (MUST READ)”

  1. Ilario Sambin scrive:

    C’é però una cosa che non mi torna: per la BNS la difesa del cambio a 1,20 era praticamente a costo zero.
    Infatti, bastava creare CHF (stampare, come si diceva una volta) per acquistare euro. Questo rappresentava un enorme vantaggio rispetto alla situazione normale di un paese che, per difendere il cambio della propria valuta, deve normalmente dar fondo alle riserve di valuta “pregiata”, che sono limitate e frutto del surplus commerciale.
    Pertanto, anche se l’euro si svalutasse del 50%, non ci sarebbero problemi: in realtà la BNS l’aveva comprato a costo zero.
    Mi sembra quindi che la motivazione secondo cui la BNS abbia abbandonato il cambio fisso per paura della svalutazione dell’euro a seguito del QE della BCE, non regga: ci deve essere dell’altro.
    E capirlo, secondo me, é la chiave per capire cosa succederà nei prossimi mesi. Stefano cosa ne pensa? Cosa può spingere una banca centrale a demolire la propria credibilità e a mettere in crisi l’economia reale di un paese per ritirarsi da un’operazione a costo zero?
    Per me é un mistero.

Lascia un Commento